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VENERDì 4 DICEMBRE ESCE IN TUTTE LE SALE CINEMATOGRAFICHE IL NUOVO FILM DEL REGISTA E ATTORE GRUMESE, SERGIO RUBINI, "L'UOMO NERO"

Scritto da Mimmo Savino    Mercoledì 02 Dicembre 2009 10:22
altCi siamo. Venerdì 4 dicembre 2009 uscirà il film "L'uomo nero", del regista Sergio Rubini. Insieme all'attore grumese, nel cast anche Golino, Guy e Falchi. Il film è stato interamente girato in Puglia, nel barese e nel brindisino...




L’Apulia Film Commission ha organizzato per venerdì 4 dicembre l’incontro con il regista e attore Sergio Rubini insieme con gli attori protagonisti Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Mariolina De Fano e Vito Signorile: saranno al Multisala Galleria di Bari alle 21 per presentare il nuovo film «L’uomo nero». Alle 18, il regista e il cast, saranno ospiti a San Vito dei Normanni, città che insieme a Gravina, Mesagne e Oria, ha ospitato le riprese.





«Guardare i panorami della Puglia attraverso i finestrini del  treno è come stare  dentro i quadri, i colori di Cézanne», dice Mario Maranzana, che nell’ultimo film di Sergio Rubini interpreta il direttore della Pinacoteca di Bari, dove è esposto un autoritratto di Cézanne, attorno al quale ruota l’intera vicenda de L’uomo nero, nelle sale dal 4 dicembre in duecento copie. Già, perché Rubini, protagonista e regista, nei panni del capostazione Ernesto Rossetti (ma il film non è una seconda Stazione, assicura) ha la passione della pittura, che una critica frettolosa stronca (proprio sulle pagine della «Gazzetta»), in occasione di una sua mostra.

   Film visionario (tra visioni e realtà) e sincero, coprodotto da Bianca Film e Rai Cinema, con la collaborazione di Apulia Film Commission, L’uomo nero del titolo non è il solito orco che rende insonne la nostra infanzia, ma la cattiva coscienza, ll pregiudizio degli altri, che può rovinare la nostra vita. Ma è un film in qualche modo anche autobiografico, una sorta di confessione intima da parte di Rubini, che per questo suo ritorno in Puglia ha voluto accanto a sé una coppia davvero singolare: Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, qui nei ruoli di fratello e sorella. Nel cast anche una sorprendente rivelazione: il piccolo barese Guido Giaquinto, il figlio della coppia Rubini-Golino, che da grande avrà le sembianze di Fabrizio Gifuni, che torna in paese al capezzale del padre moribondo. Lui sì, af   fermatosi, sconfiggendo la mediocrità di cui era stato vittima il padre.

   Ed ancora nel cast Anna Falchi, Margherita Buy, i pugliesi Maurizio Micheli, Vito Signorile, Mariolina De Fano, Pierluigi Corallo. Rubini, che definisce questo suo ultimo lavoro «una commedia», racconta che alla base della realizzazione «c’è la voglia di raccontare i ricordi e la famiglia, il rapporto con la terra natia, la vita attraverso tre generazioni diverse. All’inizio ho avuto la paura di raccontare una storia molto sfilacciata, senza una trama vera e propria, poi è subentrata una paura opposta, che poteva esserci troppa trama a soffocare il clima, il sapore di questo racconto». Che sono quelli della sua Puglia, perché a chi gli fa notare che il suo è un ritorno costante a casa, Rubini   prontamente risponde: «Ma se non parli di te stesso, allora cosa racconti?».

   E la Puglia è quella che si mostra bellissima tra le campagne del Brindisino, il barocco di Mesagne, Oria, San Vito dei Normanni, le stradine linde e tortuose, le processioni con la banda, dove il tempo non sembra essere trascorso, con le tradizioni che sfidano il tempo. Anzi quegli anni ’60 scelti da Rubini per ambientare il film sembrano i nostri, per niente coperti dalla polvere. Dice a proposito: «Questo film è una sincera menzogna , dove tutto è vero e tutto e finto: l’ho visto come una fiaba, dove anch’io ho il mio ruolo».

   Gli fa eco una splendida Golino: «Rubini voleva che tutto fosse a puntino e s’è dimostrato veramente un grande direttore d’attori, perché trasmette energia, tensione artistica. È inarrestabile, un vero turbo». Rilancia Scamarcio, che qui ritrova una sua vena comica: «Ho cercato di sottrarmi alle prove, in maniera da costruire il mio personaggio senza tanti schemi: lavorare con Rubini è faticoso, ma anche tanto gratificante: Oltre ad essere una festa è anche un gioco». Poi Rubini e Scamarcio ragionano sul dialetto pugliese che innerva i dialoghi del film. Dice Rubini: «In questo dialetto non c’è nulla di autobiografico e la mia intenzione non è quella di fare una ricostruzione geografica della Puglia. Anzi m’incazzo quando vogliono a tutti i costi inserire i miei film nel cosiddetto filone del “cinema pugliese”. È una moda e a me non interessa». E Scamarcio: «Il dialetto è una risorsa culturale del nostro Paese. Al Nord non si parla più, mentre al Sud continua ad essere un’identità».


(di Osvaldo Scorrano
dal quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno"
di martedì 1° dicembre 2009)


Ecco il trailer:
 
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